Pizzo di Gino

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francorossi.geologo
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Quota di partenza: 
1 300 m
Quota di arrivo: 
2 244 m
Dislivello: 
944 m
Tempo di salita o complessivo*: 
4h00'
Tempo di discesa: 
3h00'

Introduzione

Il Pizzo di Gino è una delle gite più rinomate attorno al lago di Como, per l'eleganza delle forme e soprattutto per il meraviglioso panorama circolare dalla cima. Per questo è imperativo andarci in una limpida giornata autunnale. La salita al Pizzo di Gino è elementare (difficoltà E), anche se su percorso non segnato, e in alto solo su pendii erbosi. La discesa sulla cresta ESE invece non è elementare (difficoltà EE) e occorre un certo grado di attenzione e assenza di vertigine, fino a quando ci si ricollega al sentiero dell'Alta Via dei Monti Lariani, che invece è sempre facilmente percorribile per quanto spesso il sentiero tenda un po' a perdersi o a confondersi tra le numerose tracce dei greggi di capre e pecore. Raggiunto il MonteTabor, si torna indietro per il sentiero basso a mezzacosta effettuando così un bellissimo giro ad anello.

Descrizione

Posteggiata l'auto nel piazzaletto sterrato di fronte alla case, si prosegue a piedi lungo la strada sterrata pastorale (percorribile con fuoristrada) che sale sull'aperto versante fino ad un bivio con spiazzo: a destra si va al [[Rifugio Croce di Campo]] ben visibile dal basso, a sinistra in piano si raggiunge la malga di Piazza Vacchera. Dietro i fabbricati per prati si punta al Pizzo di Gino raggiungendo una vecchia mulattiera militare che si segue sulla sinistra; quando questa raggiunge, dopo alcuni tornanti, il costone SSW del Pizzo di Gino e tende a perdersi, la si abbandona salendo in diagonale la china erbosa e puntando alla cresta SW della montagna, meno ripida, che porta direttamente in cima, nella parte finale con alcune elementari roccette. Panorama meraviglioso dal Monviso fino oltre lo Stelvio. Si scende ora sul fianco N della montagna, subito a lato della cresta ESE, un primo salto fino ad un forcellino; da qui si prosegue sul filo di cresta con alcuni passi di facile arrampicata raggiungendo un secondo forcellino. Qui occorre particolare attenzione: si può tornare sul fianco N in assenza di neve per raggiungere l'Alta Via dei Monti Lariani, o scendere verso S con attenzione su zolle erbose per raggiungere un evidente sentierino che taglia il versante in orizzontale. Lo si segue quindi in piano fino al una insellatura dove giunge da Nord l'Alta Via (cartelli indicatori e corda fissa). Ora il percorso è decisamente agevole e sempre segnalato. Con percorso in leggera salita si prosegue sempre poco discosti dal crinale sul fianco S, con percorso panoramico e badando a scegliere la traccia migliore fra quelle presenti, molte dovute al passaggio di pecore e capre. Passati appena sotto la cima Pianchette (la si può raggiungere con poca fatica) si prosegue in leggera salita per poi scendere al colle sotto il Monte Tabor e per sentiero in cresta si sale a quest'ultimo monte. Tornati al colle, si prende la vecchia mulattiera ormai quasi scomparsa (attenzione a non prendere il sentiero più basso in assoluto) che sempre in quota riporta sul crinale che scende dalla Cima Pianchette poco sopra il casolare della Croce di Campo. Per il crestone si scende a questa e alla strada sterrata pastorale della mattina all'altezza del bivio. Seguendola a ritroso rispetto alla mattina si torna all'auto.

Bibliografia

  • I. Mozzanica, Itinerari sulle Prealpi Lepontine, Electa edizioni, 2001

Cartografia

  • carta Kompass n.91 scala 1:50.000