Parco naturale del Sasso Simone e Simoncello

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Simoncello
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Simoncello ©2009 Massimo Martini

Scheda del parco

Anno di fondazione: Istituito con L. Reg. n.15 del 28/04/1994
Superficie: 47.9104 kmq
Maggior elevazione: Monte Carpegna (1415m)
Comuni interessati: Carpegna, Frontino, Montecopiolo, Pennabili, Piandimeleto, Pietrarubbia
Sito istituzionale: www.parcosimone.it
Contatti: info@parcosimone.it centrovisite@libero.it cv.museonat@libero.it

Descrizione

Il Parco Naturale del Sasso Simone e Simoncello è stato istituito nel 1994 e interessa una superficie complessiva di 4.991 ettari nel cuore dell’antico Montefeltro, a cavallo fra le regioni Marche ed Emilia Romagna.

IL TERRITORIO - STORIA E CULTURA

Il paesaggio, collinare-montuoso, è interessato dai rilievi dei Sassi Simone (1204m) e Simoncello (1221m), con quote comprese tra i 670m e i 1415 m del Monte Carpegna, cima più elevata del parco e spartiacque tra la Valle del Foglia e quella del Marecchia. Il Parco del Sasso Simone e Simoncello è il frutto di una storia umana delicata e discreta, la quale ha lasciato che la natura, da millenni, proseguisse indisturbata il suo lavoro silenzioso. Il paesaggio collinare è coperto da una folta vegetazione, interrotto da irte rupi e da speroni di roccia sui quali vennero costruite “inespugnabili” fortezze per difendersi dal nemico. È una zona, quindi, ricca di castelli, rocche, ma anche di chiese, conventi e pievi. Il Parco prende il nome da due enormi massi, Simone e Simoncello, che furono abitati dall’uomo fin dall’età del Bronzo. Alcune leggende narrano di sacerdoti romani, i “semoni”, che vi adoravano i loro Dei o di un eremita, Simone, che vi stabilì la propria dimora. Probabilmente fu rifugio per le popolazioni durante le incursioni longobarde e bizantine, ma l’asprezza del clima non rese facile uno stabile insediamento dell’uomo sul masso. Fu essenzialmente la vocazione strategica del sito, a motivare, infatti, i principali “urbanizzatori” del Sasso Simone; i Benedettini nel XII secolo, i Malatesta nel XV, ed i Medici alla fine del XVI. Ai primi si deve la costruzione di un’abbazia dedicata a Sant’Angelo, probabilmente sul luogo di una cappella di epoca longobarda. L’arrivo di inverni particolarmente rigidi e l’apertura di nuove e più comode vie di pellegrinaggio contribuirono al decadimento di questo sito, che vide un maggiore e quasi definitivo tracollo con la peste del 1348. Quando i signori di queste terre capirono l’importanza strategico-militare, il Sasso fu forti cato con torri e mura nonché, nella seconda metà del XVI secolo, i Medici vi costruirono una città-fortezza per affermare il loro potere in una zona difficilmente governabile. Ancora oggi sono visibili le macerie di quella “città ideale”, abbandonata nel 1673, della quale il sole - come oggi per il parco- ne era il simbolo.
Dal punto di vista geologico tutta l’area del Parco Naturale del Sasso Simone e Simoncello è costituita da una vasta coltre di terreni caotici eterogenei denominati “Colata della Val Marecchia”.
Il territorio considerato la “colata” è formato prevalentemente da terreni argillosi ed argilllo-marnosi plastici altamente deformabili ed ingloba blocchi per lo più calcarei più rigidi e compatti delle più svariate dimensioni. I processi erosivi ad opera di acqua, vento e neve agendo sulla coltre in modo selettivo, intaccano ed asportano molto più velocemente i materiali argillo-marnosi più teneri facendo emergere, in rilievo, i blocchi costituiti dalle rocce più dure: hanno così avuto origine “I Sassi”, morfologie tipiche e caratteristiche del Montefeltro.

LA FLORA

La flora del parco è molto varia, e diversificata a secondo dell’altitudine. La vegetazione a quote inferiori agli 800m è caratterizzata da boschi ad elevata mescolanza di specie arboree. La roverella, il cerro, il carpino nero, l’orniello, l’acero campestre e l’acero napoletano sono gli alberi più comuni e tra gli arbusti, la sanguinella, il corniolo e il nocciolo. Il cerro domina insieme al carpino bianco la vasta foresta mediterraneo-montana che dal Passo della Cantoniera si estende, per oltre 800 ettari, no ai Sassi Simone e Simoncello ed a Valpiano; insieme ad essi sono presenti agrifoglio, vari tipi di aceri, il frassino maggiore e il faggio; nel sottobosco crescono numerose specie erbacee tipicamente forestali come il baccaro comune e il giglio martagone, mentre sui margini della foresta prospera il fiordaliso montano. Sui versanti assolati, utilizzati soprattutto per il pascolo, il paesaggio vegetale è disseminato di arbusti come il ginepro comune, la rosa canina, il biancospino, il prugnolo e il rovo. Nei boschi posti alle quote superiori ai 1000m, dove il clima è più fresco, compare predominante il faggio, accompagnato dall’acero di monte e talora dal tasso, dall’acero riccio, dal maggiociondolo alpino e dall’agrifoglio, mentre dal denso tappeto di foglie spuntano le felci.
Sul versante orientale del Monte Carpegna è stato realizzato, nella prima metà del XX secolo, anche un rimboschimento, prevalentemente utilizzando il pino nero. I pascoli del Monte Carpegna, posti a quote intorno ai 1200 - 1400m, derivano da antichi tagli di boschi di faggio e, probabilmente anche di abete; all’inizio della primavera, il verde di questi prati si tinge del colore del croco, a cui seguono variopinte orchidee e, da ultimo, il colchico, alla fine dell’estate.
Nei boschi e nei prati, durante la stagione primaverile ed autunnale, spuntano funghi di varie specie, vere prelibatezze che fanno di questi luoghi la meta di appassionati ricercatori ed amanti dei sapori del sottobosco.
Il Simoncello, i boschi della Cantoniera e la Costa dei Salti sono Aree Floristiche Protette, mentre il Monte Carpegna è anche incluso nell’omonima foresta demaniale di proprietà regionale.

LA FAUNA

Il Parco è dimora di numerose specie di animali selvatici: fra cui il lupo, il tasso, la donnola, la faina e la puzzola. Il più piccolo e il più diffuso tra gli ungulati è il capriolo; la sera all’imbrunire o nel primo mattino è facile vederlo uscire dal folto della boscaglia per nutrirsi nelle radure e negli incolti.
Il cinghiale, come in quasi tutto l’Appennino, è oggi presente a seguito di alcune immissioni di esemplari provenienti dal centro Europa, effettuate decenni fa, a scopo venatorio. Tra gli anfibi, si ricordano il tritone crestato e quello punteggiato, la raganella, il rospo comune e il geotritone. Fra i rettili, oltre alla vipera comune sono presenti il biacco, il saettone, la biscia dal collare, la lucertola muraiola e campestre, la luscengola e l’orbettino.
Varie sono le specie di rapaci che si possono osservare, in periodi e ambienti differenti: fra questi lo sparviere e l’astore caratterizzati da una coda relativamente lunga che conferisce loro una più sicura capacità di volo nei boschi della zona. Più facili da avvistare perché più con denti e comuni, sono il gheppio e la poiana; il primo lo si può osservare mentre si libra nell’aria nell’attitudine dello “spirito santo” in attività di caccia, su prati e pascoli; la seconda mentre disegna ampi cerchi nel cielo emettendo il suo verso caratteristico. Se si è fortunati e attenti, è possibile avvistare anche l’aquila reale, il falco pellegrino e il lanario che, pur non nidi cando nella zona, ne frequentano le aree aperte in attività di caccia. Con l’arrivo della bella stagione si possono osservare numerosi uccelli migratori, che, dopo aver passato l’inverno in Africa, tornano ad occupare i territori del Parco e delle aree limitrofe. È possibile allora incontrare il biancone, il lodolaio, il falco pecchiaiolo e l’albanella minore. Altri rapaci sono solo di passaggio durante la migrazione, come il falco di palude; altri invece, come l’albanella reale, si osservano in inverno su prati e pascoli. Tra i rapaci notturni sono presenti il barbagianni, la civetta, il gufo comune e l’allocco.

L’OFFERTA TURISTICA

Il Parco, fra le sue numerose attività, ha intrapreso strategie operative volte non solo alla protezione e alla valorizzazione dell’area nel suo complesso, ma anche al potenziamento delle strutture di fruizione territoriale. Sono state così attrezzate delle aree di sosta dalle quali partire per piacevoli passeggiate o per effettuare escursioni più impegnative. È inoltre possibile effettuare visite guidate, attività di orienteering e nordic walking. Sono stati inoltre segnalati itinerari percorribili con mountain bike o a cavallo. Le visite accompagnate da Guide del Parco si svolgono durante tutto l’anno; per le scuole sono inoltre numerose le proposte di educazione ambientale promosse sempre dal Parco, attraverso il proprio CEA.
Il Parco Faunistico di Pian dei Prati, è ideale per la visita di scolaresche e per le famiglie: in un’area di 5,5 ettari è possibile svolgere un percorso volto alla conoscenza degli animali domestici da bassa corte come capre, pecore, muli, nonché l’osservazione ravvicinata di alcuni particolari animali selvatici quali rapaci, caprioli, cinghiali, rane, rospi e tritoni. Il Parco Faunistico è fruibile per lezioni, visite guidate, campi, ecc., anche a persone diversamente abili, grazie ad uno speci co percorso appositamente strutturato.
Alla sede del parco, sita a Carpegna, è annesso, così come a Ponte Cappuccini nel comune di Pietrarubbia, un Centro Visite, mentre nell’antica Città di Pennabilli, sede della Diocesi vescovile, il Parco ha allestito, in un vecchio edi cio ristrutturato, un interessante museo naturalistico. A Frontino, presso il Centro Polivalente del Montefeltro, così come a Calvillano di Pietrarubbia, è presente una foresteria. In quest’ultima località opera inoltre un CEA, mentre a San Sisto di Piandimeleto si trova il Centro Informatico Servizi Ambientali del Montefeltro e il Museo del Fungo.
La visita al Parco viene inoltre ad essere piacevolmente allietata dagli eccezionali prodotti tipici e dalla gastronomia locale: qui è infatti possibile assaporare numerose prelibatezze a base di funghi e tartu (sia nero che bianco), il prosciutto di Carpegna, che vanta il riconoscimento DOP, vari tipi di pecorino, sia fresco che stagionato e numerose specialità culinarie che uniscono in sé le tradizioni marchigiane, romagnole e toscane.

 

Parco del Sasso Simone e Simoncello: Photo Gallery

Parco del Sasso Simone e Simoncello: relazioni itinerari

  • Sasso di Simone

    15/03/2009
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