Rifugio Giannetti

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Difficoltà: 
T2
Quota di partenza: 
1 172 m
Quota di arrivo: 
2 534 m
Dislivello: 
1 362 m
Tempo di salita o complessivo*: 
4h00'
Tempo di discesa: 
2h30'

Introduzione

Meta più che tradizionale, che introduce all'alta montagna nelle valli del granito: da qui si parte per infinite vie alpinistiche su cime note a tutti, fra cui Pizzo Badile e Pizzo Cengalo. Il percorso invece è meno conosciuto: non è il più breve, ma unisce vecchi alpeggi su tracce di sentiero recentemente ripulito e ben segnalato. L'ultimo tratto del percorso sale invece liberamente alla ricerca dei segnali del famoso trekking "Sentiero Roma", che ci conduce al Rifugio.

Descrizione

Dai Bagni del Màsino - albergo con servizi termali e fonte pubblica con acqua a temperatura 38° - ci si avvia verso il fondovalle pianeggiante in direzione dei rifugi. Si sceglie il sentiero indicato dal cartello per il Rifugio Omio, che sale ripido e sassoso in una foresta di abeti e faggi; si seguono gli abbondanti segnali fino alla radura con baite in rovina del Piano del Fango 1600 m circa. Appena a destra dell'ultima costruzione, ben nascosta, inizia la traccia (segnale "Sentiero Life") che entra nel bosco: passato lo sperone discendente dal Monte Boris si abbandona il versante della Valle dell'Oro (Rifugio Omio) per entrare in Val Porcellizzo (Rifugio Gianetti). In questo tratto di fitta foresta di abeti i segnali bianco/rossi sono indispensabili per districarsi fra i massi di una paleofrana rivestiti di muschio e di humus accumulatosi nei decenni a nascondere la traccia di passaggio. All'improvviso la vegetazione cambia nei pressi di un canalone umido, che si attraversa in discesa, in vista della Casera Sceroia 1498m che non si raggiunge; si risale invece l'altro versante, lungamente su terreno parzialmente aperto ( pascolo e larici), fino alle Baite Sceroia 1961 m. A questo punto ci si dirige a vista fino ad una lunga stalla con baita di servizio recentemente rimodernata: qui si abbandonano a destra i segnali del "sentiero Life" che tornano a valle per altro percorso. Prendiamo invece la direzione nord-ovest senza traccia, fra ciuffi d'erba, pietraie, valloni di scolo temporaneo e piode (in Val Màsino per pioda si intende un vastissimo lastrone granitico di inclinazione variabile, spesso ai limiti della camminabilità). Si deve risalire -altimetro- fino ad una quota di circa 2400-2500m dove si incontreranno le evidenti tracce e segnalazioni del Sentiero Roma: vanno seguite verso destra a saliscendi moderati in mezzo ai blocchi di granito fino al visibile Rifugio Gianetti 2534m. Il ritorno avviene lungo la tradizionale via di accesso al Rifugio. Fino alla Casera Zoccone 1895m si scende ripidamente su tracce sassose e veri e propri sentieri di granito (piode che il passaggio ha ripulito dallo strato erboso); dal piano della casera la mulattiera scende con regolarità il lato sinistro della valle in direzione di Corte Vecchia. Prima di raggiungere quest'ultimo alpeggio il sentiero si restringe a passare nella galleria naturale detta "Termopili". Da Corte Vecchia il sentiero scende a strette svolte nel bosco fitto, si affianca ad una bella cascata ed in meno di mezz'ora torna allo svincolo iniziale dei sentieri per i rifugi.

Informazioni generali

Via:
Segnavia:
Tipologia percorso:
Periodo consigliato:
Esposizione al sole:
Pericolo Oggettivo:
Tratti esposti:
Attrezzatura utile:
Acqua:

Riferimenti bibliografici

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Accesso stradale

Galleria fotografica

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