Edward Whymper (1840-1911)
Il suo nome resterà per sempre nella storia dell'alpinismo grazie alla conquista in prima assoluta del Cervino, scalata per secoli
nemmeno immaginabile, poi via via più realizzabile, fino ad innescare una vera e propria "corsa" al primato. Tra gli altri contendenti i
nomi di Jean-Antoine Carrel, Waughan Hawkings, Felice Giordano, John Tyndall,
e tutta una schiera di guide svizzere.
Whymper non è un montanaro di nascita, è di Londra, e di una famiglia originaria dell'Olanda: suo padre era un pittore ed il figlio ne
eredita il talento, che esercita lavorando nella bottega del genitore. Un giorno un editore gli offre l'occasione che rivoluzionerà tutta
la sua vita: recarsi nell'arco alpino per ricavarne delle illustrazioni. Whymper aveva circa vent'anni.
L'impressione che le montagne suscitano su questo giovane pittore è enorme, ma anche l'incontro che egli ha con i primi grandi alpinisti
suoi connazionali: Walker, Kennedy e soprattutto Leslie Stephen (il padre di Virginia Woolf). Con quest'ultimo comincia il tirocinio in
alta quota, dimostrandosi dotato di grandi mezzi fisici.
Rientrato in patria ottiene un nuovo incarico e si precipita (1861) a Valtournenche, dove conosce Carrel e ne ricava subito l'impressione
che sia l'uomo giusto per portare a compimento l'epica impresa sulla Gran Becca. I due tentano più volte e per diverse estati, assieme o
separatamente, senza mai raggiungere la vetta, ma alimentando le loro rispettive frenesie. Comunque Whymper si crea una solida fama
scalando con illustri guide come Michel Croz e Christian Almer tutta una serie di montagne di prim'ordine: il Mont Dolent, la
Dent Blanche, la Dent d'Hérens, le Grandes Jorasses, l'Aiguille Verte e quella d'Argentière e diverse altre ancora.
Giunge infine la fatidica estate del 1865, quando i sentieri di Whymper e Carrel si separano: dopo un ennesimo tentativo infruttuoso il
valdostano dichiara di dover onorare un altro misterioso impegno (con Giordano e Sella). L'inglese lo vede partire per il Cervino e,
sentendosi tradito, supera il colle del Teodulo e raggiunge Zermatt in tutta fretta. Qui la sorte sembra aiutarlo: costituisce un
sodalizio con Michel Croz, la prestigiosa guida di Chamonix, a loro si uniscono anche i colleghi svizzeri Taugwalder padre e figlio, il
giovane lord Douglas, il ventenne M. Hadow (alla sua prima scalata) ed il reverendo anglicano Hudson. Attaccano per la cresta
dell'Hörnli, casualmente la via tecnicamente più semplice, anche se apparentemente più "aerea". La spedizione ottiene un successo
rapidissimo ed il 14 luglio raggiunge la vetta, da dove è possibile scorgere la cordata Carrel che arranca da giorni in parete (doveva
anche attrezzare una via per il duo Giordano-Sella). Si lanciano grida di giubilo (o di scherno?) e vola anche qualche pietra all'indirizzo
degli italiani.
Sulla via del ritorno si compie una delle catastrofi che più hanno impressionato l'opinione pubblica dell'epoca, giungendo a far lanciare
l'ipotesi di mettere fine d'autorità all'alpinismo: l'inesperto Hadow incespica e trascina nel vuoto anche Douglas, Hudson e Croz. Prima
che anche i restanti tre subiscano la stessa sorte la corda si spezza. Non è solo rovinata la "festa", ma anche le esistenze dei superstiti,
avvolti da un turbine di polemiche: perché portare con loro un giovane alle prime armi ed altri pseudo alpinisti di ben poca affidabilità?
Perché la corda impiegata non era quella prevista allo scopo, ma una di riserva un po' malconcia? Non sarà stato che il vecchio Taugwalder
preso dal panico ha volutamente tagliato la corda? Sono solo le principali questioni che hanno animato la pubblicistica
dell'epoca e che in parte non sono mai state accertate. Di certo i due svizzeri diventano una sorta di paria, sfuggiti da tutti,
"innominabili" portatori di disgrazie. Whymper, invece, decide di abbandonare le scalate tecnicamente impegnative e troppo rischiose,
anche se trova il modo di allungare la lista delle sue imprese coinvolgendo il Carrel nelle ascensioni extraeuropee del Chimborazo
(6130 m) e del Cotopaxi (5943 m).
Ritiratosi a Chamonix vi muore all'età di settantuno anni.
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